Era un lunedì di quaranta due anni fa quando nella loggia centrale di San Pietro faceva la sua prima apparizione il Papa più amato della storia.

Un uomo che con semplicità e sana ilarità avrebbe cambiato il corso della storia, interrompendo quel carattere di infallibilità dei papi divenendo traghettatore di nuovi ideali, ricordato e presente nei cuori di tutti per la profonda umanità, umiltà e per i suoi gesti innovativi.

È stato il Papa che è andato da tutti e che ha avuto il coraggio di mostrarsi al mondo con la sua sofferenza, con la sua espressione netta e colma di fede, pronunciando le parole “Sarò papa finché Dio vorrà”.

Bastò un attimo al popolo per amarlo e seguirlo, tanto che Roma dovette imparare a far fronte ai tanti fedeli provenienti da tutto il mondo per acclamarlo: un flusso di 5, forse 8 milioni di persone. Un’organizzazione senza precedenti nella storia umana, qualcosa di inatteso.

Il Papa che rimasto solo fin da giovane, senza famiglia a causa della morte della giovanissima madre, moriva avendo come famiglia tutta l’umanità. Un piccolo miracolo si avverò già l’8 aprile 2005 al suo funerale quando si ritrovarono insieme, nella stessa piazza, a stringersi la mano l’uno con l’altro, uomini che da anni non si parlavano e non avrebbero immaginato, una settimana prima, che questo fosse possibile.

Si può dire che quest’uomo non ha cambiato la storia, ma l’ha proprio fatta, perché è stato il Papa che con un’ immensa umanità ha saputo lasciare un insegnamento che ancora oggi è vivo, tale da definirlo “uno straordinario educatore” di tanti giovani che attraverso di lui, giovane prete, venivano introdotti nel cammino di una fede concreta, testimoniata, vissuta in ogni istante della vita.

Si può dire che Giovanni Paolo II è stato uno dei mattoni che da millenni fanno grande ed eterna Roma, ma senza il quale, alla città eterna quel mattone mancherebbe. E in questo tempo in cui il mondo intero è sotto nuvole grigie e fulmini, fronteggiando una pandemia che ha scosso tutti noi, forse il suo “Non abbiate paura” suona come l’invito, più nitido e disperso che si possa avere nel mare della fede per essere di conforto all’umanità affinché esca dalla burrasca.

E forse non è un caso se proprio il 18 maggio, seppur tra norme abbastanza ferree, l’Italia riapre con la voglia di ricominciare.

a cura di V.L

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